mercoledì 19 settembre 2012

Tutto iniziò... (parte III)

Si aspetta i risultati. Aspetto.
La testa già ha un'unica risposta... ma in questi casi si aspetta sempre... anche solo per levarsi questo piombo dallo stomaco...
Si aspetta.
E l'attesa è peggio di sapere (questo ho capito dopo!!!) ed è proprio una nebulosa che ti avvolge da capo a piedi e cammini ovattata per il Mondo senza toccarlo e respiri a fatica, sempre. Notte, giorno, mattina, pomeriggio, sera.

Nonostante gli sforzi di super zia Betty (soprannome derivato da Bettina, la zia di Gianburrasca ;) ) contro la privacy non si può niente... specie se nel mezzo ci sono più di 1500 km...
... tira molla tira...
La dottora riesce a seperne di più... ore di concitazione, chiamate al tel a lavoro, frustate nel petto dal cuore impazzito.

Ecco.
La risposta.
Adenocarcinoma.
A posto così.

Paura di morire? Paura della malattia? Paura?
No mai. Non lo so perché... ma Dritta come un fuso include anche questo. Non ho pensato a niente in quel momento. Ma proprio nulla. Solo "Io lo sapevo già". Ero nella cucina del mio ufficio... e fuori era una bella giornata invernale.

Sapere di essere malata nel mio caso ha voluto dire avviare un iter (devo dire anche rapidissimo) nel quale ti senti inglobata e quasi protetta. Protetta dalla consapevolezza e dalla razionalità quasi maniacale. La mia.
Appuntamento a Milano.
Uno con il chirurgo e uno con l'oncologo nello stesso pomeriggio. Tutto già fissato. Ora c'è da dirlo ai miei... soltanto.

Ora che scrivo mi guardo indietro e la cosa più difficile che ho dovuto superare è stato dirlo ai miei genitori.
E forse anche raccontarlo e scriverlo adesso non è semplicissimo...
Non l'attesa dei risultati, non la diagnosi del male, non i consulti, non l'inizio della chemio, l'influenza con i mille antibiotici, non la stanchezza sempre più forte, i globuli bianchi che non salgono e l'ansia di rimandare terapia... niente di tutto questo.
Dirlo ai miei.
A loro che mi hanno messo al Mondo, che si sono presi cura di me, mi hanno educato, curato, seguito...
Solo ora capisco quanto sia contro natura dire a un genitore che il figlio è malato.

Per "fortuna" zia Betty a chiamata risponde ed è già su un aereo pronta per Pisa per scendere giù con me e Tom a GR nel we. I miei non sanno che c'è anche Betty, sarebbe troppo bello per mia mamma che zia venisse per il we, a sorpresa... meglio non dare false gioie.
Il ven, prima di scendere, all'ora di pranzo vado anche da MariStar (Maria Stella) la mia strizzacervelli dalla quale andavo l'anno scorso e che poi mi aveva detto: se non hai altro di cui parlare puoi camminare da sola, sei forte, puoi farlo, ma devi sapere che io ci sono sempre, quando hai bisogno chiama.
E questo è il momento.
Per fortuna che ci sei. (Anzi ora che ci penso mi sa che ti richiamo anche prima dell'intervento! ;) )

Ci siamo.
Autostrada fino a Rosignano, superstrada, uscita a GR Est... due viali e siamo sotto casa.
E' arrivato il momento.
Il cuore martella di brutto... quella strana sensazione come quando da piccola dovevo tornare a casa e sapevo che avevo combianato qualcosa e sapevo che molto probabilmente avrei preso una partaccia, almeno.
La tensione.
Stavolta non ho combinato niente... ma il batticuore è il solito.
Suono al citofono, "Chi è?!" "Noi..."
Saliamo le scale... io davanti, dietro Tom, dietro zia.

Porta socchiusa ... ansia...come glielo dico? Da dove inizio?! Con quali parole?! Gli devo spiegare giorni di sofferenze in silenzio, attese, il perché di averli tenuti fuori da tutto ciò per poi catapultarli nella nuova realtà... non so come... non so come... non so come... le parole... le cerco... ma non trovo nemmeno un appiglio... il panico.

Ormai ci siamo... baci e abbracci come tutte le volte, come se abitassi a NY invece che a 150 km da qui... baci e abbracci a Tom... e... "Chi c'è? Ziaaaaa!!!! Ma che bella sorpresa!!!!! E perché sei qui?!?! Che belloooooooo!!!"
"No mamma... siediti devo dirti una cosa e non è affatto bella."

SDENG 2... anche questa molto ben riuscita. Meglio anche della precedente.

Quello che segue è una serata ai limiti del reale, fatta di camomille e tisane, con mamma e babbo che alternano gli stati d'animo, uno forte che consola l'altra incredula e pochi minuti dopo tutto il contrario. Mai visti così uniti ultimamente... uniti purtroppo dal dolore. Mamma che ripete in maniera quasi autistica "Perché non di nuovo a me? Perché te? Non voglio... non doveva succedere... non voglio... non a te"
100, 1.000, 10.000, un miliardo di stilettate dirette al cuore...
Giuro... avrei preferito fare del male fisicamente a me stessa, ma tanto eh, che dirlo a parole a loro.

Per me è stato facile:
è stato facile saperlo perché già sapevo,
è stato facile accettarlo perché già avevo in mente cosa fare, dove andare, con chi parlare...
è stato facile perché io non ho mai pensato fuori dalla mia rotta.

Loro no... loro da genitori sono stati assaliti da una tempesta di emozioni, una valanga di paure, un turbine di domande...

Zia mi ha aiutato tanto a calmarli... il fatto di avere già appuntamento a Milano ha semplificato tanto e li ha inglobati già nell'azione. In settimana si parte e si va su. Si passa al "pratico" il prima possibile. Si incomincia a cercare soluzioni a un problema... andare oltre le domande sul problema... cercare solo di risolverlo.

Il giorno dopo usciamo io e mamma (è terapeutico dice ;) ) e andiamo a comprare pigiamini, camicie da notte e vestaglia... mai posseduto una vestaglia in età adulta... mi ricordo quella rosa di lana che avevo da piccina... la odiavo! ;) Me la mettevo solo quando ero malata! :p
Riusciamo addirittura a ridere e scherzare... a fare la passerella con i pigiami... a considerarla una sessione di shopping!

E' proprio vero... la  mente umana è strabiliante... anche quando sembra impossibile "superare" qualcosa, se riesci a razionalizzare o qualcuno ti aiuta a farlo si accetta tutto... anche il venire a sapere che un figlio è malato.

[continua]


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